febbraio 25, 2017 Login |   
 
 
    


 

 

L'ARCA - POESIE

prefazione di Paolo Ruffilli

 

 

FINALISTA PREMIO CAMPOSAMPIERO 2012

 

 

MOTIVAZIONE

 

 

Su uno sfondo di oggetti dell’esperienza quotidiana disegnati in una immobile essenzialità quasi metafisica, la voce narrante e il coro introducono sulla scena personaggi che narrano di solitudine e ricerca d’amore, di errori e fatiche, di speranze e disillusioni, che costituiscono le diverse facce di ogni vita. C’è in questa costruzione un’architettura sapiente che sa valorizzare dei protagonisti la complessità di una condizione umana che si fa esemplare e universale. L’impressione di confrontarsi con un poema epico, che ha in sé qualcosa di grande e di antico, è rafforzata dal ritmo altalenante dei versi che si susseguono tra pause e forti accelerazioni, con accenti che impongono una lettura ora lenta, ora affrettata e ora scandita che evoca il respiro del mondo.

 

 

 

 

 

 

PREMIO VIAREGGIO-REPACI 2011 - PRIMA ROSA FINALISTI

PREMIO  UNGARETTI POESIA 2011 - PRIMA ROSA FINALISTI

PREMIO MONDELLO 2011 - PRIMA ROSA FINALISTI



 

 

L’Arca porta con sé gli emarginati e i disobbedienti, i disonorati e i vinti, i traditi dalla fede e chi ha rifiutato di piegarsi ai costumi degli uomini. Li traghetta per acque e cieli sconosciuti, lungo rotte che neppure essa comprende, uomini e donne che non hanno chinato il capo e che ascoltano la sua voce condurli più equa e benigna, lontano dalle spire dell’ingiustizia e dalla durezza del ricordo.

Foto di copertina: La parata di Diego Orlando.

 

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L’arca è un poema epico, con la sua voce narrante, i suoi personaggi disegnati a tutto tondo, il suo coro di commento e la sua storia complessiva che si forma  dall’intreccio delle singole storie individuali. Un’epica che vive e interpreta  modernamente le contaminazioni del genere, richiamandosi da una parte ai modi severi dei poemi biblici, anche nell’intensità di un autentico senso religioso che emerge da queste pagine, con alcuni elementi unificanti di carattere teologico e la fondamentale considerazione etico-religiosa della vita; dall’altra al lirico flusso di coscienza sotto specie di giudizio e di memoria di frammentati polittici laici come l’Antologia di Spoon River.
Nella poesia di Marco Cian, il ritorno della memoria è come fulminato e reso immobile nello spazio neutro di una rappresentazione degli oggetti del reale quotidiano. Si può parlare addirittura di una scenografia da pittura metafisica; ma le parti di questa “natura morta” si animano, proprio per contrasto, degli echi e dei ritorni, dei suoni e delle vibrazioni, che inevitabilmente le parole trascinano con sé. È una poesia che vive appunto dentro un contesto di riferimenti metafisici, dei segni misteriosi di quel contatto indecifrabile tra pieno e vuoto che è il vero mistero della vita.
Nella progressiva successione dei quadri, la radiografia dell’umano si fa più livida, assediata e insidiata dal “deserto” che fa sabbia e cenere della vita, metafora dell’azione disgregatrice del tempo che consuma e macina nel suo grande maglio.
Un’acuta sensibilità muove i toni, le modulazioni della poesia di Cian. Si direbbe che quasi inavvertitamente, attraverso particolari apparentemente marginali e casuali, egli crei le condizioni per l’effetto poetico. E, intanto, sono le idee e i pensieri a reggere e ad animare i movimenti del discorso; nel segno di quell’urgenza esistenziale che è la radice dei temi della sua poesia epica: il tempo e la memoria, appunto, e su questa scia portante la vita e la morte, il di-qua e l’aldilà, il sonno e il sogno, la scena e il retroscena.

Dalla Prefazione di Paolo Ruffilli



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